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Tizzini per Sant’Agata

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Probabilmente per descrivere cosa significa il 5 Febbraio per Catania bisognerebbe fare riscorso all´ermeneutica. Solo l´interpretazione, azione per antonomasia relativa, puó descrivere un momento cosí complesso come questo. Ecco subito la sua prima parola d´ordine: complessitá.

Sentimenti e attitudini divergenti e spesso contraddittori insieme per tre giorni, nella forma piú acuta possibile.

Tra odio e amore, passione viscerale e pura spiritualitá, polemica e adorazione, la festa dedicata a Sant’Agata, rito Cristiano che, nella sua manifestazione pratica, si colora di note pagane, é folklore allo stato puro. ​

Molti sentono il bisogno di urlare alla Santa le proprie preghiere, perché piú si urla forte piú la fede é grande.

Altri esprimono la propria riconoscenza con una fatica fisica dirompente come quella di trasportare un cero votivo di centinaia di chili. Perché piú grande é il cero, piú grande é la protezione ricevuta o richiesta.

Altri non possono rinunciare al rischio della “Salita di Sant´Agata”. Per i non catanesi: questa consiste nel trasportare il fercolo della Santa per via di San Giuliano. Semplice a dirsi, se non fosse per il fatto che il fercolo pesa 17 quintali netti e viene trainato da un cordone, tirato da un fiume di migliaia di persone, per una strada in salita, stretta, ripida e resa scivolosa dalla cera. Ma “ppi Sant´Aituzza si fa macari chissu” (“ma per Sant’Agatuzza si fa anche questo”).

Per molti é liberazione dall´odio, tribolazione dell’anima, resa dei conti con i propri conflitti interni, possibiltá di rinascita e di assoluzione dai propri peccati.

Per altri é devozione assoluta, arrendersi alla fede dinanzi alle perplessitá e difficoltá del vivere quotidiano, “picchi tantu c´é Sant´Aituzza ca n´aiuta” (“perché tanto c´é Sant´Agata che ci aiuta”).

Per altri ancora, liberi da considerazioni metafisiche di qualsiasi sorta, é un momento antropologicamente interessante, utile per comprendere le mille sfaccettature dell´essere umano, in primis, e del catanese lato sensu, poi.

Ci sono poi quelli per cui Sant´Agata é, senza dubbio alcuno, ragione di salvezza. “Sant´Agata mi ha salvato” dicono.​

C´é poi il partito di quelli che “io a Sant´Agata non esco. Troppa confusione!”.

Ecco un altro aspetto interessante della festa: la confusione, tangibile e non.

Sí perché a Sant´Agata puó capitare davvero di tutto. L´intollerante diventa tollerante, il guerrafondaio si scopre pacifista e stringe la mano al nemico dell´ora prima senza alcuna evidente ragione, solo perché “é Sant´Agata”. Un pó come “a Natale siamo tutti piú buoni”.

Una confusione dello spirito nel pieno senso del termine.

E Sant´Agata é anche un caos di odori e di profumi, di facce e di espressioni, di suoni e rumori, di musica e voci, di luci e colori. Si trovano tutte le etá, tutte le professioni, tutti le classi sociali, tutti i generi, tutto di tutto.

Nessuno é escluso. “Tutti appresso alla Santa”.

Perché “La Santa”, aldilá di tradizione, fede, storia, folklore, e tutto quanto altro puó celarsi dietro questo momento, secondo il punto di vista di ognuno, puó essere un´occasione per festeggiare, per stare insieme e forse scoprirsi diversi e migliori.

E allora…”Cittadini, Cittadini, W Sant´Agata!”.

Tizzini ha voluto rendere omaggio a tale complessitá, filmandone alcuni momenti salienti.